lunedì 13 luglio 2009

De Toni: Dopo Viareggio più soldi alla sicurezza, basta con i tagli alle ferrovie

Mercoledi 1 luglio 2009
De Toni: Dopo Viareggio più soldi alla sicurezza, basta con i tagli alle ferrovie
"Non è possibile che in questo Paese si continuino a dare i soldi per realizzare solo l'alta velocità e che nella realtà delle ferrovie regionali e locali si continui a morire perché non si controllano i carri ferroviari che circolano nel nostro Paese". Lo ha detto in aula, commentando l'informativa del ministro Matteoli sulla tragedia di Viareggio, il capogruppo dell'Italia dei Valori in commissione Trasporti del Senato, Gianpiero De Toni. "Su questo punto - ha ribadito De Toni che ieri ha presentato un'interpellanza su questo tema - vogliamo chiarezza. "I fondi che il Governo Prodi aveva destinato alle Ferrovie dello Stato - ha detto ancora il senatore De Toni - hanno subito con la legge finanziaria 2009 una riduzione del 32,5 % e gli incidenti ferroviari sono continuati ad aumentare. Ci sono troppi aspetti di questa vicenda che ancora non risultano chiari, troppi aspetti di questa vicenda che ripropongono l'annoso problema delle responsabilità per la grave situazione in cui versa lo stato della sicurezza del trasporto ferroviario del nostro Paese".

martedì 9 giugno 2009

De Toni: "Daremo risposte ai bresciani dai banchi dell'opposizione"

Martedi 9 giugno 2009
L’Italia dei Valori: «Ora tocca al Pd»
De Toni guarda al Governo: «Il Partito Democratico deve dirci cosa vuole fare» Quanto al Broletto, «daremo risposte ai bresciani dai banchi dell’opposizione»

Che l’Italia dei Valori fosse in crescita di consensi si sapeva, ma un exploit del genere non era facilmente ipotizzabile. Sul piano nazionale, alle elezioni europee il partito guidato da Antonio Di Pietro sfiora l’8 per cento, quasi il doppio delle politiche dello scorso anno. E lusinghiero, il risultato, lo è anche per quanto riguarda l’analisi del voto europeo a Brescia, dove l’Idv ha ottenuto il 5,54 per cento (nel 2004 era all’1,3 e alle politiche del 2008 al 3,09). Leggermente più basso - 4,8 circa - il voto alle provinciali, dove l’Italia dei Valori si è presentata in solitudine a sostegno di Gianpiero De Toni. Il quale ringrazia gli elettori, parla di vittoria netta di Daniele Molgora, «il segno che l’elettorato ha votato per la continuità», e aggiunge che il suo partito farà ogni sforzo, dai banchi dell’opposizione, «per dare le risposte che un milione e 300 mila cittadini bresciani ancora attendono».I CONSENSI leggermente inferiori per il suo partito alle provinciali, li spiega così: «Il punto di partenza era diverso - afferma -. Sappiamo qual è il peso della Lega nelle valli e sappiamo che costruire una presenza organizzata non è semplice. Per noi era anche la prima volta che ci presentavamo alle elezioni provinciali da soli». Per il parlamentare è comunque indubbio che la vera novità di questa tornata elettorale sia proprio il successo dell’Italia dei Valori, un successo che secondo De Toni si spiega con «la crisi, non solo economica, che attraversa l’Italia». «L’altra novità del voto è la Lega - osserva il parlamentare -: noi siamo alternativi a loro, ora tocca al Partito Democratico fare le sue riflessioni».IL TEMA che Di Pietro e gli altri leader nazionali del partito continuano a ripetere in queste ore è la costruzione dell’«alternativa di governo», un’affermazione che è diretta conseguenza dell’analisi del voto. «Al congresso nazionale dello scorso anno a Vasto abbiamo detto che Berlusconi è la maga Circe che attrae - ricorda De Toni -. Resta il fatto che quest’anno Berlusconi si è fermato al 35 per cento, una tendenza da leggere in modo chiaro. Non so se è già finito un ciclo politico, ma credo però che sia iniziata la discesa. Ed è in questo senso che noi ci attiviamo per essere alternativa di governo». E anche di valori, aggiunge De Toni: «La Lega è il partito delle paure e delle ansie - sottolinea -, una formazione che spesso non dà prova di grande civiltà. Si tratta di capire se a vincere debbano essere le ronde o se invece al centro debba essere messa la persona».La costruzione dell’alternativa passa inevitabilmente dal rapporto con il Partito Democratico. Anche su questo De Toni è chiaro: «Noi chiediamo solo una cosa al Partito Democratico - spiega -: che non si fidi di Berlusconi, una persona con la quale non è possibile dialogare di riforme o di altri grandi temi, perché cambia sempre le carte». E, se questa è la richiesta, per il resto De Toni sottolinea «il grande valore del maggiore partito di opposizione» e dice: «Noi ci siamo». Il parlamentare invita anche il Pd a diffidare di chi, come l’Udc, adotta la politica dei due forni di democristiana memoria, quella che tradotta nella situazione di oggi porta l’Udc a «non chiarire da che parte vuole stare». Insomma, il messaggio che De Toni manda a dire è «chiarezza nei comportamenti e nelle posizioni». DE TONI è anche consapevole che i voti di Pd e Italia dei Valori non sono sufficienti per riuscire a costruire un’alternativa di governo. E guarda all’elettorato di sinistra: «C’è una sinistra in difficoltà non indifferente - rileva -, un voto alla ricerca di qualcosa che che non c’è. Di questo dobbiamo riflettere: personalmente ho un grande rispetto nei confronti di quell’elettorato che si impegna ed è leale». E in quel «bisogna riflettere» De Toni lascia intendere che Italia dei Valori e Pd devono farsi carico «in modo responsabile» anche di quei voti che in questo momento non trovano rappresentanza in parlamento. Per evitare che, privi di voce, quei voti finiscano da altre parti. Di tutto questo, annuncia De Toni, si discuterà il prossimo 22 giugno al Consiglio nazionale del partito. Al centro, la costruzione dell’alternativa di governo e la tessitura dei legami con gli altri partiti di opposizione al centrodestra.

martedì 26 maggio 2009

De Toni: In Provincia un' utopia possibile

Giornale di Brescia 26 maggio 2009
«In Provincia un’utopia possibile»
Al centro del programma la persona, con la priorità del lavoro inteso come «risposta dignitosa alla presenza vera nella società»


«Brescia merita molto tempo, disponibilità, conoscenza del territorio ed esperienza amministrativa. Per questo, a differenza di quanto l’on. Molgora ha già dichiarato a proposito del suo incarico di sottosegretario nell’ambito del Governo Berlusconi, se io, in occasione delle prossime elezioni, ricevessi un consenso pieno e vero lascerei subito il mio incarico al Senato». A parlare è il senatore Gianpiero De Toni, dell’Italia dei Valori, unico tra i candidati alla presidenza della Provincia di Brescia nel cui curriculum c’è tanto l’esperienza di sindaco - per due mandati a Edolo - quanto quella di parlamentare, tutt’ora in corso. Con lui parole come «passione» e «utopia» irrompono nella campagna elettorale. La passione è quella di chi rivendica il senso della democrazia in un momento in cui si sente dire che «il Parlamento è pletorico» o che «nelle due camere basterebbero i capigruppo»; l’utopia, quella che il programma per l’Amministrazione provinciale dovrebbe sottendere, perché «la provincia è un insieme di cittadini attorno ai quali costruire quel sogno, quell’utopia che può diventare realtà».Persona e lavoro al centroIl primo punto del programma di De Toni è allora «l’umiltà di ricordare ogni mattina che al centro dell’azione politico-amministrativa va messo il cittadino bresciano con i suoi bisogni e le sue aspettative, insomma la persona». Quello immediatamente successivo, il lavoro: «Se ne parla all’articolo 1 della Costituzione», ricorda il senatore, sottolineando di non intendere semplicemente il «posto di lavoro», ma «la risposta dignitosa alla presenza vera della persona nella società»; e «persona significa anche immigrato, disabile, soggetto più debole, famiglia in difficoltà...».Poi «ci sono tutti gli altri temi», con quello infrastrutturale in primo piano: «Brescia ha bisogno di infrastrutture, siamo un crocevia a livello europeo». Ma si capisce che, in questa fase, per De Toni conta innanzitutto il progetto complessivo: insieme al suo leader, ritiene che le prossime elezioni siano «un appuntamento storico, con 62 province a rinnovo e, nel Bresciano, 153 Comuni. Di Pietro ha posto una questione di fondo: noi siamo l’alternativa possibile al Centrodestra, nel senso che i temi di fondo dell’Idv - legalità e trasparenza, questione morale e solidarietà - possono e devono trovare risposta dal territorio». E tra le proposte al riguardo contenute nel suo programma, il senatore rammenta il posizionamento di una webcam nella sala consiliare di Palazzo Broletto per mettere online le sedute del Consiglio provinciale.«La Provincia non può scomparire»Partecipare alle elezioni del 6 e 7 giugno, però, significa anche confrontarsi con il tema dell’utilità dell’ente Provincia. Come si pone rispetto a questo De Toni, che è stato anche presidente della Comunità montana di Valle Camonica? «Credo che ci siano province che non servono più e altre di dimensioni eccessive; per quanto riguarda la provincia di Brescia, con le sue caratteristiche, penso che non possa non esserci un ente intermedio tra la Regione e i Comuni che, d’altro canto, sono ben 206 e quindi hanno bisogno anche di essere coordinati tra loro. Certo, se nell’ambito di una riforma generale si andrà verso altri tipi di realtà come le città metropolitane, se ne dovrà rivedere la forma; ma io dico che oggi la Provincia di Brescia ha grandi responsabilità e quindi non può essere sostituita da qualcosa che non c’è. Altrimenti si rischiano, da una parte, il centralismo regionale; e, dall’altra, la solitudine dei Comuni».A quali «grandi responsabilità» si riferisce? «A una serie di funzioni concrete relative all’ambiente e alla gestione del territorio, ma anche alla crisi economica: la Provincia potrebbe promuovere e coordinare un tavolo con la realtà imprenditoriale, il mondo creditizio e il sistema del sindacato. E, ancora, l’ente ha competenze in materia di sicurezza e politiche sociali, scuola e formazione. Per non parlare del coordinamento infrastrutturale, ma pure dell’immigrazione, un fenomeno sul quale i Comuni non possono essere lasciati soli».Semmai, osserva il senatore-candidato, «il tema è un altro: bisogna ridurre il costo della politica». In che modo? «Per esempio attraverso la riduzione delle consulenze e la valorizzazione delle professionalità strutturalmente presenti in Provincia». Del resto, «chi amministra deve sapere che entrata e spesa sono un dato di responsabilità».